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sabato 10 dicembre 2011

KODAK BROWNIE STARMITE (1960)

George Eastman fu uno dei padri della fotografia ma, come Henry Ford e altri imprenditori americani "illuminati", fu anche uno dei principali artefici della sua diffusione tra le masse.
Per questo motivo la sua azienda, la Eastman-Kodak, occupa un posto d'onore nella storia della fotografia: non solo per i tanti gioielli di tecnica e stile (Bantam Special, Ektra, Medalist, ecc.) ma anche per altri modelli piu "popolari" che hanno immortalato i momenti felici di tante famiglie nel mondo.
Negli anni '60 il colosso americano, oltre a produrre fotocamere di fascia alta (Retinette, Retina e Retina Reflex), non perdeva di vista la sua "mission" principale, ossia favorire il consumo di pellicole anche tra i fotografi meno esperti, e la "Brownie Starmite" fu uno dei suoi cavalli di battaglia.
Le macchine box, prodotte fin da inizio secolo, avevano segnato un'epoca ma, secondo Kodak, ora occorreva qualcosa di veramente nuovo, in grado si scatenare la fantasia del pubblico e stimolare nuovi acquisti.
Nacque, così, una linea di prodotti radicalmente nuova, che del passato conservava solo il nome "Brownie" ma che riscosse un successo di vendite altrettanto vasto in tutto il pianeta.
La "Brownie Starmite" era una macchina dalla forma futuristica e accattivante. Compatta ed ergonomica, era facile da impugnare anche dal gentil sesso e stava comodamente nella tasca di un giaccone.
Oltre che per la sua linea, questa macchina si distingueva anche per la straordinaria luminosità del mirino, che consentiva una agevole inquadratura anche in condizioni di scarsa luce. Inoltre, era dotata di un flash incorporato che non obbligava più all'acquisto di un accessorio a parte.
Dal punto di vista tecnico, la Brownie Starmite è quanto di più semplice da usare: 2 aperture diaframma selezionabili e tempo di scatto singolo (1/60 sec.) garantiscono foto decenti anche agli utenti meno esperti.
Al pari di una biottica o di una Hasselblad, la fotocamera in oggetto realizza foto di formato quadrato, ma con negativi di dimensioni 4x4cm su pellicola tipo 127.
Quanto alla reperibilità delle pelicole, tengo a precisare che alcune case (Efke e Maco) PRODUCONO ANCORA le pellicole formato 127.
Un sistema più economico è di impiegare le comuni pellicole 35mm, come mostrato dall' ottimo Giuseppe Di Cillo nel suo blog:
http://dicillo.blogspot.com/2007/09/35-mm-in-127-camera-tutorial.html
In questo caso viene sfruttata l'intera area sensibile della pellicola e si ottiene il caratteristico effetto della foto che presenta i fori di trascinamento nella parte inferiore e superiore... un effetto ricreato anche con Photoshop da molti fotografi professionisti!
Concludo dicendovi che questa macchina oggi è utilizzata anche in lomografia,  per le caratteristiche della sua ottica, capace di esaltare oltremodo la saturazione dei colori e la presenza di una evidente vignettatura del bordo immagine.
In passato questi apetti erano considerati indice di bassa qualità delle ottiche e conseguenza del basso costo di queste macchine ma dagli anni '90, con l'esplosione della LOMOGRAFIA, tutto è cambiato e anzi oggi si cerca di riprodurre perfino via software gli effetti e le "aberrazioni" di quelle lenti.
Cultori della "Street Photograpy" e artisti dell'immagine, inesperti e smanettoni hanno cominciato ad acquistare e utilizzare queste macchine preferendole al digitale, tant'è che oggi le uniche macchine a pellicola ancora prodotte e vendute sono quasi esclusivamente di tipo lomografico.
Non acquistate una moderna Holga cinese che cade a pezzi dopo pochi rullini!!!
Questa splendida opera di design firmata da "KODAK" (i padri della fotografia moderna) non vi deluderà.

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