Visualizzazioni totali

giovedì 10 novembre 2011

LOMO LUBITEL 2 (1957)

Oggi il marchio "LOMO" è legato in modo inscindibile al movimento artistico della "lomografia", una vera e propria corrente di pensiero nel mondo della fotografia dove tutti i canoni tradizionali vengono sovvertiti e l'unica cosa davvero importante è "cogliere l'attimo". Il mosso, lo sfocato, le dominanti di colore, la vignettatura non sono più errori da evitare ma effetti artistici voluti e le fotocamere che li creano sono ambitissime.
 
In realtà, questo marchio è uno dei più antichi nella storia della fotografia sovietica, rimasta per tanti anni in isolamento a causa del regime comunista.
 
Come accade per molte delle migliori macchine sovietiche, la genesi di questo modello è legata a una macchina tedesca: la Voigtlander Brillant V6. 
 Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la Germania liberata dal Nazismo e sconfitta in guerra fu divisa tra i vincitori (USA e URSS) e gli stabilimenti che ricadevano nel territorio governato dal nuovo regime comunista furono nazionalizzati. Anche i brevetti detenuti da Leica, Zeiss e altri produttori tedeschi furono violati e furono realizzate delle vere e proprie "copie" dei modelli di maggiore pregio tecnico dell'industria fotografica tedesca.
 
La LOMO "Lubitel 2", come appare evidente da un confronto diretto, è chiaramente ispirata alla Voigtlander Brillant V6, un modello di biottica altamente innovativo ai suoi tempi per l'impiego della bakelite nella realizzazione del corpo macchina.
 
E, al pari della cugina tedesca, anche la Lubitel 2 è dotata di un mirino a pozzetto particolarmente luminoso. Anche in questa macchina il coperchio del mirino è dotato di uno sportellino pieghevole che consente di mirare anche portando la macchina all'altezza degli occhi oltre che dalla posizione classica all'altezza della vita.
 
Ma la prova più evidente del plagio Voigtlander è la presenza anche sulla Lubitel 2 di un vano ricavato nel corpo macchina, che consente di ospitare due filtri ottici, a cui si accede aprendo uno sportellino sul fianco della macchina!
Ma le similitudini con la Voigtlander Brillant V6 si limitano solo alla parte estetica.
Lente e otturatore sono di fabbricazione rigorosamente sovietica e, se da un lato non si riuscì mai a replicare l'assoluta qualità delle ottiche tedesche, dall'altro le caratteristiche peculiari delle lenti LOMO (forte saturazione dei colori e vignettatura dei bordi) hanno fatto della Lubitel un capolavoro altrettanto apprezzato e una vera e propria icona della lomografia.
 
Paradossalmente, mentre la Brillant è nota e apprezzata soprattutto da pochi "puristi", la Lubitel è una delle macchine più note ai giorni nostri e venduta a prezzi da capogiro...
Ecco le principali caratteristiche tecniche:
- Ottica di fabbricazione russa denominata "T-22" composta di tre elementi e con focale di 75mm e apertura massima f/4.5
- Diaframma con aperture da f/4.5 a f/22
- Otturatore lamellare con tempi di scatto 1/15, 1/250 e posa B
- Autoscatto
- Contatto di soincronizzazione per il flash
Da rimarcare che la macchina utilizza pellicole di formato 120 ancora ampiamente disponibili, sia a colori che per il bianco e nero, e produce fotogrammi di formato quadrato 6x6cm.
 
Per maggiori info, e soprattutto per vedere esempi di foto scattate con questo modello, visitate i seguenti links:

2 commenti:

  1. Salve, questo testo mi è stato molto d'aiuto ma non capisco una cosa...l'obiettivo si muove e vedo dei numeri come 1.4 m , 2 , 2.8, 4 5.6 8, 11,e infinito è per la messa a fuoco???
    Poi faccio dei scatti e giro la rotellina ma sull'oblò non mi appaiono i numeri dei scatti fatti ma solo c'è solo la freccia rossa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao,il numero che vedi (1.4,2,2.8 etc.) è la distanza della messa a fuoco..nell'oblò devi vedere "per forza" dei numeri, che sono pre-stampati sulla carta della pellicola proprio per agevolare chi non ha il contapose e quindi obbligato a guardare nell'oblò rosso

      Elimina