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venerdì 18 novembre 2011

AGILUX AGIFLASH (1954)

La storia della AGI (Aeronautical and General Instruments) ha inizio nel 1936. La compagnia nacque soprattutto per esigenze militari e, oltre a produrre parti per l'industria aeronautica, realizzò anche fotocamere per rilevazioni aeree (mitica la ARL in dotazione alla Marina Militare e ispirata alla tedesca Reflex Korelle).
Nell'immediato Secondo Dopoguerra, a causa della restrizione delle importazioni, in Inghilterra la domanda di fotocamere eccedeva di gran lunga la disponibilità e così alcune compagnie inglesi riconvertirono la loro produzione ad uso "civile".
Nacque così, come divisione della AGI, il marchio "AGILUX" e una versione "civile" della ARL denominata "Agiflex". La gamma di modelli Agilux si ampliò anche con l'introduzione delle imponenti soffietto "Agifold" e, negli anni successivi, con modelli a corpo rigido (Agima e Agimatic) nonchè con la originale Agiflash in bakelite.
Il comune denominatore dell'intera produzione Agilux fu e restò sempre l'elevata qualità costruttiva, tale da farne l'unica seria rivale dell'industria fotografica tedesca. 
La inconfondibile Agiflash del 1954 è considerata uno dei pochi modelli di fotocamera europea che seguì i dettami della corrente "streamline" tanto cara agli americani.
Il termine "Streamlining" significa dare agli oggetti una forma arrotondata, liscia affusolata in modo da vincere la resistenza dell’aria al movimento.
Lo streamlining fu utilizzato per la prima volta agli inizi del XX secolo per migliorare le prestazioni di aerei, locomotive, automobili, alle alte velocità ma, a partire dagli anni '30, molti designer industriali usarono lo streamlining più che per ragioni di funzionalità per dare agli oggetti forme più eleganti e seducenti che allettassero maggiormente il consumatore.
Il materiale preferito da questa nuova corrente di designer-artisti fu la bakelite, un materiale plastico termoindurente molto adatto allo stampaggio di forme affusolate e che ben si prestava all'esigenza di forme innovative ed "estreme".
Nel caso della Agiflash, il corpo dalla forma allungata ed asimmetrica non rispondeva solo ad esigenze estetiche ma consentì anche di ricavare un apposito vano batteria per poteralimentare il flash, accessorio per cui la macchina era già predisposta. 
Dal punto di vista tecnico, invece, la Agiflash è quanto di più semplice da usare: basta premere il grosso pulsante di scatto e, con una adeguata illuminazione, la macchina garantisce foto decenti anche agli utenti meno esperti.
La fotocamera in oggetto realizza negativi di generose dimensioni 4x6,5cm su pellicola tipo 127 e, per quanto attiene alla reperibilità delle pelicole, tengo a precisare che alcune case (Efke e Maco) PRODUCONO ANCORA le pellicole formato 127. 
 
Un sistema più economico è di impiegare le comuni pellicole 35mm, come mostrato dall' ottimo Giuseppe Di Cillo nel suo blog:
http://dicillo.blogspot.com/2007/09/35-mm-in-127-camera-tutorial.html
In questo caso viene sfruttata l'intera area sensibile della pellicola e si ottiene il caratteristico effetto della foto che presenta i fori di trascinamento nella parte inferiore e superiore... un effetto ricreato anche con Photoshop da molti fotografi professionisti!

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