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martedì 8 novembre 2011

AGFA TROLIX (1936)

Il costruttore tedesco Agfa è uno dei più antichi e gloriosi nomi della fotografia. Con una produzione di centinaia di modelli, si può considerare di diritto la rivale europea del colosso americano Kodak.
Oltre a produrre modelli a vocazione "popolare" Agfa è stata spesso pioniera nel campo dello dello stile e della tecnica. A titolo di esempio, si pensi alla reflex biottica "Flexilette" o al sistema "Rapid" di caricamento della pellicola, introdotto già negli anni '30 sulle agfa Karat. 
Prodotta per soli 4 anni (1936-40) la AGFA TROLIX (nota anche come Box 14) rappresenta una assoluta rarità ma anche un vero azzardo nel campo dello stile e della tecnica.
L'innovazione più evidente era nel materiale di cui era composta questa macchina. Erano i primi anni in cui si sperimentavano materiali alternativi al legno e al metallo e la odierna plastica non era ancora stata ancora introdotta. Il primo materiale sintetco su cui si stava lavorando era noto come "bakelite" e, in un epoca ancora pionieristica in questo settore, Agfa brevettò una formula alternativa denominata "TROLITAN", da cui ebbe poi origine il nome "TROLIX" di questa macchina.
Purtroppo, questo materiale si rivelò estremamente fragile agli urti e il Trolitan non si affermò mai rispetto alla concorrente bakelite, ma questo fa della Agfa Trolix un ulteriore rarità per due motivi: 1. fu l'unica fotocamera mai realizzata in trolitan; 2. la maggior parte delle unità costruite sono andate distrutte con gli anni a causa della loro fragilità.
L'altra grande innovazione era nello stile della Trolix. L'uso di un materiale facilmente plasmabile consentì di realizzare una forma del tutto originale ed unica.
Il corpo macchina ha una forma a parallelepipedo con numerose curvature e nervature che , oltre a irrobustirne la struttura, davano alla macchina un aspetto prezioso e ricercato, in perfetto stile art deco. Lo stesso manico, anzichè essere relizzato in cuoio, era costruito in metallo cromato ed era "rientrabile" nel corpo macchina. 
Per il resto, la Trolix seguiva lo schema tipico delle macchine box. Superiormente e lateralmente sono inseriti due mirini a riflessione, per pose in verticale e in orizzontale. Sulla parete frontale troviamo due lenti corrispondenti ai mirini e l'obiettivo che è posizionato dietro la lamella dell'otturatore in posizione protetta e compare solo al momento dello scatto.
Sempre nella parte frontale, sono presenti anche due selettori di forma circolare: uno serve e regolare i due tempi dell'otturatore (istantanea e posa B) e l'altro regola le due possibili aperure del diaframma e del filtro giallo.
L'otturatore è del tipo a ghigliottina ed è comandato dalla levetta metallica posta, anch'essa, nella parte frontale della macchina.
Lateralmente si trova la classica manopola per l'avanzamento della pellicola e sulla faccia posteriore è presente una finestrella trasparente rossa, con coperchietto in metallo, che consente la lettura del numero del fotogramma, stampato sul retro della pellicola. Sempre sul lato, un polsante di sblocco permette di aprire la fotocamera per l'inserimento della pellicola. 
Un aspetto, da tenere sicuramente presente per una fotocamera di 80 anni, è la reperibilità delle pellicole. In questo caso, la Agfa Trolix utilizza pellicole in rullo di formato 120, ancora prontamente reperibili in commercio, sia a colori che per il bianco e nero.
La Trolix realizza negativi di dimensioni 6x9cm e, soprattutto, consente anche le doppie esposizioni tanto care ai fotografi più creativi.
Dunque, a dispetto dei decenni trascorsi, si tratta di una macchina ancora perfettamente fruibile, oltre che di un pezzo di assoluta rarità.
Non ne troverete ancora molte in giro!

Per ulteriori info su questo modello visitate i seguenti links:
http://www.museoscienza.org/dipartimenti/catalogo_collezioni/scheda_oggetto.asp?idk_in=ST110-00378&arg=Fotocinematografia
http://classicameras.blogspot.com/2007/10/agfa-trolix.html

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